Pubblicato il 19 dicembre 2017

Arti. Grammatica di una città.

L’ISMEL,  in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, nell’ambito del progetto “Lavorare… ad Arte.” vuole avviare una riflessione sulla città e i suoi quartieri, dimostrando come attraverso la cultura e l’arte si può fare integrazione, creare cittadinanza, determinare un concetto di bene comune da salvaguardare anche con momenti di confronto con le istituzioni.

Il 20 e 21 dicembre bambini, maestre e genitori della Scuola dell’Infanzia municipale Bay, con sede in via Principe Tommaso 25, festeggeranno al Polo del ‘900 la storia e il valore di un piccolo esperimento sociale messo in atto a partire dal 1996. Ventuno anni fa, infatti, il piccolo asilo frequentato in gran parte da bambini stranieri, chiese aiuto al Comune per finanziare “Tappeto Volante”, un progetto realizzato con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, che trasformò le differenze in valore aggiunto, riducendo la portata del conflitto. Come? Utilizzando l’arte come mezzo di comunicazione universale capace di unire le diversità esaltando il valore aggiunto delle diversità in campo. L’asilo Bay diventa “laboratorio” progettuale nell’incontro costante con il Museo: si ridipinge la scuola, si producono piccoli film di animazione fatti dai bambini, si crea la Festa del Bianco, il colore in cui si annullano le altre tinte, un percorso festoso che parte dalla trasformazione dello spazio e si conclude con il cibo bianco: riso dolce, biscotti coperti di zucchero a velo, meringhe, pane arabo.

San Salvario diventa in poco tempo un luogo che attraverso la cultura produce aggregazione. La scuola Popolare di Musica, gli oratori, la Casa del Quartiere, il Teatro Baretti; altre associazioni nascono come funghi. Ispirandosi a una storia vera, quella del fotografo torinese Michele D’Ottavio, Enrico Verra gira nel 1998 “Benvenuto a San Salvario” un film che racconta in meno di mezz’ora la pelle e il corpo del quartiere. Un fotografo sopravvive grazie al lavoro che i nuovi torinesi africani gli commissionano per le loro feste – matrimoni, foto ricordo da mandare a casa, in Nigeria o in Costa d’Avorio – vive in mezzo a loro, si conquista la loro fiducia, diventa l’autore di ritratti che certificano lo status sociale di stranieri non del tutto integrati ma prossimi all’integrazione. A San Salvario oggi Don Mauro Mergola continua l’esempio di Don Pietro Gallo, con quell’ “ottimismo della volontà” che parla tante lingue e che giorno per giorno si incontra, si rispetta e mantie – ne rapporti di buon vicinato. Anche i luoghi di culto favoriscono questa atmosfera diffusa: accolgono comunità diverse, ma capaci di rispetto e tolleranza, e proprio sui luoghi di culto e sul tempo in cui l’emigrazione era composta da italiani, l’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa presenta un programma di home movies sonorizzati in diretta da Paolo Spaccamonti. I problemi rimasti sono tanti: la sicurezza in primo luogo, la convivenza tra il popolo della notte e chi a San Salvario ci vive. Ma la Torino di San Salvario può essere un modello, non di perfezione certo e non di integrazione riuscita – ma un luogo che, mille miglia lontano dalla politica, fa da sé e cerca di essere per chi ci è nato e chi ci è arrivato, “una buona casa”.

Arti. Grammatica di una città offre anche un’occasione di confronto con la Falchera nel film di Giacomo Ferrante “Real Falchera F.C.”, Le Vallette nel progetto MetropolitanArt di Stalker Teatro diretto da Gabriele Boccaccini, Mirafiori con la Fondazione Mirafiori, guidata da Bruno Manghi e Elena Carli. La sigla della manifestazione è realizzata dall’associazione SuperOttimisti rielaborando film amatoriali raccolti nella Circoscrizione 8. Un intreccio di storie diverse che, accostate, restituiscono la ricchezza e complessità di contesti urbani in evoluzione, rappresentati simbolicamente nel grande Tappeto Volante che sarà tessuto in diretta, in una performance collettiva a cui tutti sono invitati a partecipare. Insomma, per una volta sono i margini della città che danno un senso alla narrazione, così come, nelle zone di margine dell’arte si muovono, da sempre Richi Ferrero, che interverrà negli spazi juvarriani con un ambiente immersivo, Gianni Colosimo e Alessandro Bulgini che completano il programma con le performance Scambio d’identità e Opera Viva, mentre Brice Coniglio racconterà il progetto Via della Fucina 16, programma di residenza per artisti.

 

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