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Petrolio e moneta internazionale

venerdì 5 Aprile | 17.30 - 19.30

L’aggressività di Trump non può far dimenticare l’estrema debolezza del dollaro. Dalla fine del sistema di Bretton Woods e della convertibilità del dollaro in oro (1971), la posizione debitoria degli Stati Uniti è andata progressivamente aggravandosi. L’area dollaro si è via via ristretta con l’aumento di altri mezzi di riserva: l’oro, l’euro e ora il remnimbi.

Tuttavia l’utilizzo del dollaro è ancora superiore al peso degli Stati Uniti nell’economia mondiale per una supposta nuova convertibilità – questa volta non in oro, ma in petrolio – garantita dalla quotazione del barile in dollari, poi investiti nel sistema finanziario americano, e dalla potenza militare. A seguito delle guerre non vinte e dei ripetuti crack finanziari, però, gendarme e banchiere del mondo non sono più credibili. Inoltre si tenderà sempre più a evitare l’uso del dollaro per non incorrere nelle sanzioni imposte dall’embargo americano nei confronti di alcuni Paesi.

La strategia dell’Unione europea deve prevedere l’estensione dell’uso dell’euro e l’ancoraggio allo SDR delle aree monetarie potenziali, a partire dall’Africa e dall’Asia centrale.

Interventi

  • Antonio Mosconi, Robert Triffin Foundation
  • Pietro Terna, Università di Torino
  • Marco Brunazzi, Istituto Salvemini

Incontro organizzato in collaborazione con Centro Einstein di Studi Internazionali

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