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Le Associazioni partigiane. L’ANPPIA

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Continuano le interviste che polodel900.it dedicherà nel corso del 2019 alle associazioni partigiane e combattentistiche. L’avvocato Bruno Segre racconta i valori e gli uomini che l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti di cui è Presidente, ente partner del Polo del ‘900, rappresenta.

L’ANPPIA nacque su iniziativa di coloro che furono perseguitati dal Fascismo sin dal suo primo instaurarsi ed ebbe tra i suoi fondatori, fra gli altri, uomini come Sandro Pertini e Umberto Terracini. Quali doti, fisiche e intellettuali, consentirono a uomini che per vent’anni avevano subito l’oppressione del regime di sconfiggere il Fascismo e diventare protagonisti del futuro?

L’ANPPIA fu fondata a Roma nel 1954 da Sandro Pertini e Umberto Terracini. E’ tuttora attiva in molte città e ha tenuto a Torino il 23/25 novembre scorso il suo XIX Congresso nazionale. E’ stata scelta per il Congresso la sede di Torino anche per omaggio alla mia longeva presidenza della Sezione locale (cioè un tributo ai miei 100 anni). Purtroppo i superstiti dell’opposizione al fascismo sono sempre più rari, ma validi testimoni della dittatura. L’ANPPIA pubblica la rivista bimestrale L’Antifascista, “periodico degli antifascisti di ieri e di oggi” e rappresenta il periodo storico concluso il 25 luglio 1943. Dopo l’8 settembre sono subentrate le riviste della Resistenza, rappresentata da ANPI, Giustizia e Libertà, Federazione Volontari della Libertà (FIVL), Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP), Formazioni Autonome e altri gruppi minori di vario orientamento. Gli antifascisti si ispirarono ai principi democratici, all’eredità del Risorgimento, all’opposizione alle violenze, alle aggressioni imperialiste, alle persecuzioni antisemite e alle ridicolaggini del regime fascista. Sopportarono carcere, confino, esilio, partecipando alla guerra contro Franco (“Oggi in Spagna, domani in Italia”) fidando nel prevedibile crollo della dittatura.

Nel contesto della Guerra Fredda, che seguì la Liberazione, la Spagna e il Portogallo rimasero a lungo prigioniere di dittature fasciste, mentre la Grecia cadde sotto il regime dei colonnelli. L’Italia stessa fu attraversata dalla strategia della tensione e da pulsioni eversive. Che cosa ci insegnano queste vicende e perché l’ANPPIA è impegnata nel ricordarle?

La cosiddetta “guerra fredda” contrappose due imperialismi che condussero guerre d’aggressione (gli USA nel lontano Viet-Nam) e regimi asserviti all’ideologia comunista (Europa orientale).
La Storia ha dimostrato che i regimi di estrema destra e di estrema sinistra, mentre causano vittime e crisi politiche, non risolvono l’auspicata convivenza civile dei popoli, in base alla Dichiarazione internazionale dei Diritti Umani e alle numerose Convenzioni sui temi d’interesse mondiale approvate dall’ONU. Ritengo che soltanto un socialismo libertario possa assicurare il rispetto dei diritti individuali, il laicismo, il progresso in senso lato, l’unione dei popoli (gli Stati Uniti d’Europa).

Fra gli eventi per le celebrazioni del 25 aprile dello scorso anno, l’ANPPIA propose la presentazione del libro di Davide Conti “Gli uomini di Mussolini”, in cui emerge un fenomeno poco noto ai cittadini: finita la guerra, alcuni uomini di Mussolini passarono nelle file della nascente Repubblica Italiana. Quali furono le conseguenze e perché è importante ricordarlo?

Il fenomeno del trasformismo politico degli italiani è tradizionale. Molti fascisti attivissimi diventarono improvvisamente antifascisti. Emblematico il caso di Davide Lajolo che, ex-federale fascista di Ancona, volontario fascista in Spagna al servizio di Franco, autore del libro “Bocche di donne, bocche di cannone” diventò partigiano con lo pseudonimo Ulisse e direttore de L’UNITA’, (condannato nel 1945 dagli Alleati per pubblicazione di false notizie). Gravissima colpa dell’opportunismo politico risale all’amnistia concessa da Togliatti nel 1946 che pose in libertà i criminali fascisti (non fuggiti in America) dimenticando che la Cassazione – eccessivamente indulgente nell’interpretazione delle “sevizie efferate” – era formata da ex-fascisti e che l’amnistia era troppo vicina alla guerra civile. Ciò permise la nascita del Movimento Sociale Italiano (MSI) che per Almirante voleva significare “Mussolini sei immortale”. Le conseguenze dell’amnistia concorsero a produrre il fallimento dell’epurazione, la scomparsa dei CLN, i fascicoli processuali relativi ai criminali di guerra nazifascisti occultati nell’”armadio della vergogna”, le parate neo-fasciste e le nostalgie di un fosco passato.

I paesi europei sono attraversati oggi da una crisi umanitaria che vede giungere in Italia molti rifugiati politici che fuggono non solo dalla guerra e dalla miseria, ma anche – in molti casi – dalla discriminazione e dalla persecuzione politica. Perché è così difficile spiegare alle persone che ciò che loro vivono oggi è molto simile a ciò che gli Italiani vissero poco meno di cento anni fa?

Appare incredibile l’ignoranza di molti italiani sulla Storia recente ed antica del proprio Paese. Altrettanto sorprendente il consenso ai discorsi demagogici e alle promesse elettorali del Ministro Salvini, che ricordano il Movimento dell’Uomo Qualunque nel dopo guerra e il turpiloquio politico del leader Guglielmo Giannini. Un fenomeno assai istruttivo per il suo enorme successo e la sua misera fine. Machiavelli esortava gli italiani a studiare la Storia. E’ un auspicio sempre valido e sempre attuale.

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Bruno Segre nato il 4 settembre del 1918 si laurea nel 1940 in Giurisprudenza all’Università di Torino. Durante la seconda guerra mondiale viene arrestato per disfattismo, rinchiuso nella caserma di via Asti e poi trasferito alle carceri giudiziarie Le Nuove. Partecipa alla Resistenza nella I Divisione Alpina “Giustizia e Libertà” sulle montagne del Cuneese e nella liberazione di Caraglio. Nel 1949 esce il primo numero de “L’incontro”, un mensile indipendente politico culturale contro l’intolleranza religiosa e il razzismo a sostegno della pace, del laicismo, della collaborazione internazionale. Attualmente è presidente della Federazione provinciale torinese dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA). Tra le pubblicazioni ricordiamo “Quelli di via Asti”, il racconto della prigionia e il libro “Non mi sono mai arreso”.

 

 

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